lunedì 9 settembre 2013

Quando lo straordinario era un obbligo...

«Nuovo concordato di lavoro per i metallurgici e affini della Valle di Lumezzane». È il titolo di un libretto del 28 marzo... 1919, di quello che probabilmente è il primo contratto lavorativo sottoscritto a Lume.
In quell’anno, i due Comuni S. Apollonio e Pieve (S. Sebastiano lo diverrà nel 1921, poi l’unificazione nel 1927) contavano più di 6.000 abitanti. Oltre 1.500 i dipendenti delle 210 officine, quasi tutte a forza idrica, nonostante l’arrivo dell'elettricità nel 1907.
Accordo di rilievo perché, per la prima volta, si applicano le 8 ore di lavoro giornaliere, però distribuite su sei giorni, quindi sabato compreso. Previsto il lavoro festivo per riparazioni, modifiche e casi eccezionali. L’azienda con «sabato inglese», com’era chiamato, recuperava le otto ore mancanti alle 48 settimanali, negli altri 5 giorni lavorativi. Stessa regola per i festivi infrasettimanali, recuperati con un’ora in più (non straordinaria) nei giorni lavorativi.
Nessun operaio poteva rifiutare il lavoro straordinario, ma per non più di otto ore settimanali, escluso il sabato. Chi avesse rifiutato il cottimo subiva sanzioni disciplinari, non meglio definite.
Gli straordinari comportavano il 20% in più sulla paga giornaliera, per le prime due ore, il 40% per le successive tre, il 65% per le restanti. Nei giorni festivi 30% in più per le prime 4 ore, oltre le quali maggiorazione del 60%. Per il notturno aumento del 15%. giornale di brescia

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