venerdì 14 settembre 2012

Catenaccio contro Equitalia slitta il pignoramento dei beni

Pericolo scampato, almeno per ora: ha avuto effetto la «tecnica» di denunciare Equitalia per usura, e di fare massa critica per rendere pubblico il problema. La mobilitazione di circa una decina di piccoli imprenditori, anche loro alle prese con problemi legati alle riscossioni esercitate da Equitalia e dalle banche, ieri mattina in via Manzoni a Flero nel capannone dove ha sede l´azienda «Centro Italo Bulgaro», specializzata nel commercio di metalli, è servita a scongiurare il peggio.
ALLE 9, INFATTI, non si è tenuta l´asta dei beni pignorati all´interno del capannone per permettere la riscossione dei crediti che l´imprenditore ha verso il fisco. Cartelle esattoriali risalenti all´inizio del 2000; alcune di queste, venute a galla nel 2010 e che Abele Tanghetti aveva già cominciato a pagare a rate, 5mila euro al mese.
La successiva scoperta di ulteriori somme dovute all´erario lo ha messo in croce. «Per me era impossibile pagarle - racconta -: ho chiesto se potevano essere messi in coda alle rate che stavo già pagando ma, nell´arco di un mese, ho visto i miei beni pignorati e destinati all´asta».
Un´asta che è stata sospesa l´altra sera da Equitalia, a seguito della denuncia da parte del piccolo imprenditore e, probabilmente, della mobilitazione annunciata a suo sostegno. «Ora hanno chiesto di incontrarmi per trovare una soluzione - osserva Tanghetti - io sono disponibile a pagare ma mi devono consentire di poterlo fare, se non sbloccano il materiale che ho in magazzino, come faccio a venderlo e a guadagnare i soldi che mi servono per pagare il fisco?».
A COORDINARE storie simili è nata Federitalia, un´associazione nata a Parma, ma che sta raccogliendo consensi in tante regioni, guidata da Wally Bonvicini. «Non organizziamo solamente mobilitazioni di questo genere - spiega - offriamo una perizia gratuita della cartella esattoriale e poi sosteniamo chi ce lo richiede attraverso azioni concrete. È possibile difendersi da azioni portate avanti da aziende private, perché Equitalia non è lo Stato, ma il cittadino queste cose non le sa. Nel caso di Tanghetti il tasso d´interesse applicato alle sue cartelle ammonta al 16 per cento, per questo ha denunciato l´azienda per usura. Se chi viene denunciato per usura persevera nella propria azione di riscossione, al precedente reato si aggiunge anche quello di estorsione».
Basta dunque una denuncia, sempre che venga provato che il tasso d´interessi superi la soglia stabilita e si trasformi in usura, per fermare la macchina che porta al pignoramento e alla vendita all´asta dei propri beni. È il caso di Giovan Battista Angoli, imprenditore di Orzinuovi, titolare di un´azienda di motori elettrici e idro-pompe. «Una banca, di quelle che si professano amiche, aveva applicato anatocismo (il calcolo degli interessi sugli interessi) nei miei confronti per 600mila euro. Sono stato così costretto a vendere un capannone per far fronte a parte dei debiti, ma poi grazie a Federitalia ho denunciato la banca. Abbiamo provato a trovare una soluzione al contenzioso, ma la proposta che mi hanno fatto prevedeva il ritiro della mia denuncia e il pagamento fra gli interessi vari di 1,5 milioni di euro». E così la causa con la banca continua.
Anche Roberto Ghidini, giovane imprenditore lumezzanese racconta una storia simile: «Ho un debito di un milione di euro, vanto un crediti per 700mila euro che non riesco a riscuotere a causa della crisi, ho un capitale di 2 milioni, ma non mi lasciano vendere per sanare il debito, continuando a tenermi per il collo».  bresciaoggi

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