Pericolo scampato, almeno per ora: ha avuto effetto la «tecnica» di
denunciare Equitalia per usura, e di fare massa critica per rendere
pubblico il problema. La mobilitazione di circa una decina di piccoli
imprenditori, anche loro alle prese con problemi legati alle riscossioni
esercitate da Equitalia e dalle banche, ieri mattina in via Manzoni a
Flero nel capannone dove ha sede l´azienda «Centro Italo Bulgaro»,
specializzata nel commercio di metalli, è servita a scongiurare il
peggio.
ALLE 9, INFATTI, non si è tenuta l´asta dei beni pignorati
all´interno del capannone per permettere la riscossione dei crediti che
l´imprenditore ha verso il fisco. Cartelle esattoriali risalenti
all´inizio del 2000; alcune di queste, venute a galla nel 2010 e che
Abele Tanghetti aveva già cominciato a pagare a rate, 5mila euro al
mese.
La successiva scoperta di ulteriori somme dovute all´erario lo
ha messo in croce. «Per me era impossibile pagarle - racconta -: ho
chiesto se potevano essere messi in coda alle rate che stavo già pagando
ma, nell´arco di un mese, ho visto i miei beni pignorati e destinati
all´asta».
Un´asta che è stata sospesa l´altra sera da Equitalia, a
seguito della denuncia da parte del piccolo imprenditore e,
probabilmente, della mobilitazione annunciata a suo sostegno. «Ora hanno
chiesto di incontrarmi per trovare una soluzione - osserva Tanghetti -
io sono disponibile a pagare ma mi devono consentire di poterlo fare, se
non sbloccano il materiale che ho in magazzino, come faccio a venderlo e
a guadagnare i soldi che mi servono per pagare il fisco?».
A
COORDINARE storie simili è nata Federitalia, un´associazione nata a
Parma, ma che sta raccogliendo consensi in tante regioni, guidata da
Wally Bonvicini. «Non organizziamo solamente mobilitazioni di questo
genere - spiega - offriamo una perizia gratuita della cartella
esattoriale e poi sosteniamo chi ce lo richiede attraverso azioni
concrete. È possibile difendersi da azioni portate avanti da aziende
private, perché Equitalia non è lo Stato, ma il cittadino queste cose
non le sa. Nel caso di Tanghetti il tasso d´interesse applicato alle sue
cartelle ammonta al 16 per cento, per questo ha denunciato l´azienda
per usura. Se chi viene denunciato per usura persevera nella propria
azione di riscossione, al precedente reato si aggiunge anche quello di
estorsione».
Basta dunque una denuncia, sempre che venga provato che
il tasso d´interessi superi la soglia stabilita e si trasformi in
usura, per fermare la macchina che porta al pignoramento e alla vendita
all´asta dei propri beni. È il caso di Giovan Battista Angoli,
imprenditore di Orzinuovi, titolare di un´azienda di motori elettrici e
idro-pompe. «Una banca, di quelle che si professano amiche, aveva
applicato anatocismo (il calcolo degli interessi sugli interessi) nei
miei confronti per 600mila euro. Sono stato così costretto a vendere un
capannone per far fronte a parte dei debiti, ma poi grazie a Federitalia
ho denunciato la banca. Abbiamo provato a trovare una soluzione al
contenzioso, ma la proposta che mi hanno fatto prevedeva il ritiro della
mia denuncia e il pagamento fra gli interessi vari di 1,5 milioni di
euro». E così la causa con la banca continua.
Anche Roberto Ghidini,
giovane imprenditore lumezzanese racconta una storia simile: «Ho un
debito di un milione di euro, vanto un crediti per 700mila euro che non
riesco a riscuotere a causa della crisi, ho un capitale di 2 milioni, ma
non mi lasciano vendere per sanare il debito, continuando a tenermi per
il collo». bresciaoggi
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