«Crisi»: una della parole più utilizzate negli ultimi anni. Un cancro
che colpisce tutti i settori del sistema dimenticandosi solo di pochi
eletti. Anche se non soprattutto il sociale e le cooperative, che per
anni hanno investito per servizi di qualità e oggi si trovano ad avere
le potenzialità ma non le possibilità.
A Lumezzane, per esempio, la
«Cvl» ha impiegato molte risorse per creare realtà d´eccellenza: prima
c´è stato il trasferimento del Centro diurno disabili al piano terra
della struttura che già ospita la Comunità sociosanitaria «Felice
Saleri», poi la ristrutturazione della ex scuola Montessori e il
trasferimento degli uffici e del Centro socio educativo. Gli
investimenti hanno permesso di creare nuovi spazi per poter accogliere
più utenti, ma purtroppo la congiuntura economica sta bloccando gli
accessi.
A oggi il Cdd ospita infatti 20 utenti, ma potrebbe
accoglierne altri 10. In lista d´attesa ci sono tre disabili, ma la
Regione non ha previsto un budget a copertura dei costi, che quindi
diventano insostenibili per le famiglie e il Comune. «Per quanto
riguarda il Centro socioeducativo - spiega Sandro Bicelli, dirigente
della coop - abbiamo a disposizione 25 posti, ma oggi gli utenti
ponderati sono 15 e mezzo. Non abbiamo persone in lista d´attesa, ma
questo non ne esclude l´arrivo».
Alcune famiglie, sempre a causa
della crisi, sono obbligate a fare i conti e scelte differenti che
prevedono anche difficili rinunce. Il periodo estivo ha poi evidenziato
un cambiamento radicale: se anni fa quasi tutti gli ospiti della coop
riuscivano a partecipare ai soggiorni estivi, oggi i parenti si trovano
costretti a tagliare. Infine, c´è il caso della comunità «Felice Saleri»
che ha un posto libero già finanziato dalla Regione, ma le uniche tre
persone in lista d´attesa si sono ritirate. I motivi? «Tra i candidati
qualcuno può aver ritenuto la soluzione non idonea, ma probabilmente c´è
chi ha dovuto fare retromarcia a causa della retta. Ci sono poi alcuni
progetti, soprattutto di assistenza domiciliare, che si sono ridotti o
conclusi perchè il Comune non aveva soldi - conclude Bicelli -. La
scelta non è stata fatta a cuor leggero, ma anche l´ente pubblico ha
dovuto fare i conti con i tagli». bresciaoggi m.ben
Nessun commento:
Posta un commento