martedì 10 settembre 2013

Lumezzane, la «Cvl» morde il freno

«Crisi»: una della parole più utilizzate negli ultimi anni. Un cancro che colpisce tutti i settori del sistema dimenticandosi solo di pochi eletti. Anche se non soprattutto il sociale e le cooperative, che per anni hanno investito per servizi di qualità e oggi si trovano ad avere le potenzialità ma non le possibilità.
A Lumezzane, per esempio, la «Cvl» ha impiegato molte risorse per creare realtà d´eccellenza: prima c´è stato il trasferimento del Centro diurno disabili al piano terra della struttura che già ospita la Comunità sociosanitaria «Felice Saleri», poi la ristrutturazione della ex scuola Montessori e il trasferimento degli uffici e del Centro socio educativo. Gli investimenti hanno permesso di creare nuovi spazi per poter accogliere più utenti, ma purtroppo la congiuntura economica sta bloccando gli accessi.
A oggi il Cdd ospita infatti 20 utenti, ma potrebbe accoglierne altri 10. In lista d´attesa ci sono tre disabili, ma la Regione non ha previsto un budget a copertura dei costi, che quindi diventano insostenibili per le famiglie e il Comune. «Per quanto riguarda il Centro socioeducativo - spiega Sandro Bicelli, dirigente della coop - abbiamo a disposizione 25 posti, ma oggi gli utenti ponderati sono 15 e mezzo. Non abbiamo persone in lista d´attesa, ma questo non ne esclude l´arrivo».
Alcune famiglie, sempre a causa della crisi, sono obbligate a fare i conti e scelte differenti che prevedono anche difficili rinunce. Il periodo estivo ha poi evidenziato un cambiamento radicale: se anni fa quasi tutti gli ospiti della coop riuscivano a partecipare ai soggiorni estivi, oggi i parenti si trovano costretti a tagliare. Infine, c´è il caso della comunità «Felice Saleri» che ha un posto libero già finanziato dalla Regione, ma le uniche tre persone in lista d´attesa si sono ritirate. I motivi? «Tra i candidati qualcuno può aver ritenuto la soluzione non idonea, ma probabilmente c´è chi ha dovuto fare retromarcia a causa della retta. Ci sono poi alcuni progetti, soprattutto di assistenza domiciliare, che si sono ridotti o conclusi perchè il Comune non aveva soldi - conclude Bicelli -. La scelta non è stata fatta a cuor leggero, ma anche l´ente pubblico ha dovuto fare i conti con i tagli». bresciaoggi m.ben

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