martedì 11 settembre 2012

LARECENSIONE Paolini, omaggio incompiuto a Jack London

In teatro la formula del «work in progress» ha un suo fascino: le sporcature e le improvvisazioni che poi si fisseranno nellospettacolo definitivo, o cadranno alla successiva replica, danno al disordine un certo fascino. L’importante è non esagerare.
Sapeva molto di «workinprogress», cioè di non finito e non equilibrato fra le parti, lo spettacolo di Marco Paolini «Uomini e cani. Omaggio a Jack London», andato in scena il 2 settembre scorso, a chiusura del Festival della Mente di Sarzana, e che il pubblico bresciano vedrà - in data non ancora comunicata - nella prossima stagione del Teatro Odeon di Lumezzane. Tre racconti di Jack London, al centro sempre dei cani da slitta.Maniente tenerezze da pet therapy: London racconta storie dure di sopravvivenza, dove le bastonate tengono il posto delle carezze, dove l’alleanza uomo-cane non ha niente di affettivo, ma è di sopravvivenza.Storie di un legame fatto di odioe di rabbia, di invidia qualche volta, dell’uomoversol’animale.
«Macchia»è la meglio riuscita, Paolini narra, Lorenzo Monguzzi - chitarra, armonica e voce - cerca una sintonia col racconto, propone canzoni in tema.
«Bastardo», la seconda storia, di grande forza e crudeltà, è ancora sbozzata. «To build a fire» (Accendere un fuoco) è la più lavorata, anche con un video di Simone Massi, ma  anche la più enigmatica. Il gesto del protagonista, che azzarda una traversata nel gelo con la sola compagnia di un cane,pur sapendo che i veterani consigliano di andare sempre in due, forse non è la «ubris» antica, forse è solo una forma nuova e molto moderna di stupidità. Attendiamo Paolini, con la consueta ammirazione, ad una tappa più avanzata del suo percorso con London.
Paola Carmignani GdB

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