Ne hanno censiti, fotografati e schedati ben 1.631 su un percorso
complessivo di 96 chilometri, 40 dei quali relativi all´asta principale
del Mella, altri 43 lungo gli affluenti e i restanti 13 chilometri
ricadenti sul bacino torrentizio del Garza: facendo una media ne esiste
uno ogni 59 metri. Sono gli spaventosi numeri complessivi degli scarichi
civili e industriali nel Mella valtrumplino e negli affluenti (dal
Gambidolo a San Colombano al Cannone di Bovezzo). Entrando nel
dettaglio, i tubi a perdere mappati sono 664 sul Mella, 648 sugli
affluenti e 319 lungo il bacino del Garza.
Osservati sul «geoportale
Valletrompia», nel quale sono già inseriti nelle cartografie digitali
dei singoli comuni con relative limpide immagini, sembrano tanti piccoli
semafori rossi sulla sponda del fiume che si infittiscono nei tratti
abitati, diventando in questi casi una linea continua. E un colpo
d´occhio superficiale sembra mettere sul tavolo degli imputati
soprattutto i paesi da Collio a Marcheno. Ma c´è da dire che di fatto in
alta valle si tratta di liquami civili che arrivano spesso da fosse
biologiche a monte: non per nulla sotto il Ponte di Marcheno fino a
Inzino è ancora possibile osservare una fauna ittica composta da
vaironi, barbi e boghe; e pure da alcune grosse trote fario.
Poi, oltre Gardone il fiume va morendo: ci sono gli scarichi industriali e l´inquinamento chimico.
Una
realtà che fa tremare i polsi pensando ai costi da affrontare per
riportare tutte queste immissioni nel collettore di valle, già pronto da
Brozzo a Concesio e con lavori non lontani per il tratto
Lumezzane-Sarezzo. L´indagine, nata da un protocollo sottoscritto tra
Regione Lombardia, Provincia e Comunità montana della Valltrompia, offre
ora sul geoportale il quadro della situazione in sedici dei diciotto
comuni (mancano Marmentino e Brione) appartenenti al bacino del Mella.
Di ogni scarico si sa praticamente tutto per quanto riguarda
dislocazione e caratteristiche.
L´attività di censimento, coordinata
dall´Arpa Lombardia con la collaborazione della Comunità, è stata svolta
da squadre di volontari: in prima fila i gruppi antincendio (11) col
supporto dell´Anuu di Concesio e del Motoclub di Nave. L´operazione,
coordinata per la Comunità dai funzionari Fabrizio Veronesi e Roberto
Mondinelli, ha visto in azione una cinquantina di persone divise in sei
squadre con un referente e con precisi ambiti geografici da investigare.
Con un abbigliamento ad alta visibilità e i contrassegni
comunitari, e con in mano la mappatura degli scarichi già censiti
realizzata da Comunità montana e Provincia, hanno setacciato le sponde e
hanno completato l´opera: le immissioni sono state fotografate e
georeferenziati con strumentazione Gpf su una scheda realizzata
dall´Arpa.
Si è trattato solo di un censimento, senza alcuna
implicazione di tipo sanzionatorio. L´operazione di rilevamento è stata
avviata nel marzo dell´anno scorso, e i dati sono stati trasmessi e
validati dall´Agenzia regionale per la protezione dell´ambiente alla
fine dello stesso anno.
I costi della campagna di censimento? La
Regione ha riconosciuto alla Comunità montana della Valtrompia un
contributo di 40 mila euro: in parte i fondi sono stati destinati alla
struttura, e in parte devoluti alle associazioni che hanno lavorato
all´operazione.
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