BresciaOggi
sabato 7 aprile 2012
A lumezzane si torna a parlare del problema del cesio, e questa volta a risollevare la questione radioattività è proprio il «Comitatoxlumezzane»
nato lo scorso anno per garantire ai cittadini una completa e
tempestiva informazione in merito alle questioni che riguardano
l´ambiente e la salute in Valgobbia.
Attraverso una lettera
indirizzata all´ufficio territoriale della Prefettura, al Comune,
all´ufficio Ambiente della Provincia, all´Arpa e all´Asl, il comitato
chiede chiarimenti sulla vicenda che vede la Rivadossi srl, l´azienda
che deve occuparsi dello stoccaggio delle scorie radioattive, cedere la
propria attività alla società «Rvd», un´altra srl: la necessità è
naturalmente quella di conoscere le conseguenze che potrebbero derivare
dal passaggio societario relativamente allo smaltimento dei «big bag»
che contengono le scorie contaminate.
«A oggi chi è l´interlocutore
degli enti pubblici competenti in ordine all´adempimento delle
prescrizioni degli stessi per la realizzazione del bunker, dello
stoccaggio del materiale radioattivo e del monitoraggio del manufatto
presente e futuro? - chiede il presidente Paolo Ghidini -. E ancora: che
riflesso può avere tale operazione sul rinnovo dell´Aia
(l´Autorizzazione integrata ambientale) di cui la Rivadossi srl è
titolare e prossima alla scadenza di legge (tra luglio e agosto?».
Ricordiamo
che sono passati 3 anni e 6 mesi dall´evento di contaminazione da cesio
137, e circa 2 anni dal rientro delle scorie in Italia, non ancora
poste in sicurezza come da prescrizione del tavolo tecnico. «A nome
della popolazione di lumezzane esprimiamo
sconcerto e profonda preoccupazione per il prolungarsi della messa in
sicurezza del materiale contaminato: nessun organo pubblico ha imposto
tempistiche certe alla Rivadossi. Perchè? - continua Ghidini - Si sta
giocando con la salute dei cittadini? Ci auguriamo che non sia così. Le
scorie devono essere stoccate nel bunker e a oggi non lo sono».
Il
Comitato vuole avere anche dei chiarimenti sul motivo per il quale le
«Acciaierie Venete» di Sarezzo, a loro volta coinvolte in un caso di
contaminazione radioattiva, siano arrivate a un epilogo ben diverso.
Infatti, l´azienda manderà il materiale pericoloso in Germania dove
verrà bonificato prima di tornare in Italia. Le perplessità espresse
nella comunicazione ufficiale, e ben condivise dai cittadini, sono
legittime: come mai in Valgobbia le scorie devono restare stoccate per
300 anni mentre a Sarezzo un´azienda ha optato per una scelta
differente?
Marco Benasseni
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